Chrysler-Fiat, intesa vicina Sindacati nel capitale

Scritto da Bobby on apr 17, 2009 | Lascia un commento

Pressing della Casa Bianca sulle banche. Il potente sindacato Uaw socio con il 20%. E spunta l’opzione Opel

C’è ancora una variabile molto, molto politica: quella parte di opposizione, ma anche di opinione pubblica, che preme su Barack Obama perché «non si può salvare Chrysler e la­sciar fallire Gm». Così è pure nel­le stanze del potere, e non solo sulle colonne dei quotidiani, che gli Usa parlano dell’ipotesi di mettere in qualche modo in­sieme almeno «pezzi» delle due ex big di Detroit. Se problema sa­rà, per la Fiat che punta alla più piccola delle case americane, po­trebbe però esserlo (semmai) più avanti: in fondo a Gm Ba­rack Obama ha concesso 30 gior­ni in più, la dead line tra nuovi aiuti pubblici e probabile banca­rotta qui scade il 31 maggio.

Fine aprile rimane invece la scadenza per «l’unica strada» — definizione e insieme chiara indicazione della task force vo­luta dalla Casa Bianca — che può salvare Chrysler. Il matri­monio con il Lingotto, appunto, la consegna delle chiavi di Au­burn Mills a Sergio Marchion­ne. E se ufficialmente tutti si at­tengono alla cautela d’obbligo, nella realtà i colpi d’accelerato­re che potrebbero portare a qualche novità già giovedì pros­simo (giorno del board Fiat) continuano. L’ultimo è la noti­zia, lanciata ieri da Automotive News, del possibile ingresso del sindacato Usa nell’azionariato. È un chiaro segnale che i nego­ziati si stanno sbloccando, che la potente United Workers Asso­ciation va verso la conferma del «sì» a Marchionne anche sul punto più delicato (il taglio del costo del lavoro). E non è il solo effetto del piano presentato da Fiat, base della discreta moral suasion governativa. Passi avan­ti si registrano nelle trattative con gli istituti di credito, cui a breve il Tesoro Usa (attentissi­mo pure ai conti del Lingotto) presenterà una nuova offerta per il rimborso dei debiti Chry­sler: e sarebbe a quel punto complicato per i banchieri, sal­vati dai fondi pubblici, rifiutare di fare la propria parte nel soc­corso a un pezzo cruciale dell’in­dustria americana.

È prematuro dire che è fatta. Gli ostacoli non sono del tutto eliminati, e tutto può ancora in­cepparsi. Intanto però l’ultima fotografia sullo stato del nego­ziato vedrebbe la Uaw, il sinda­cato, pronto a convertire in azio­ni la metà dei 10,6 miliardi van­tati come «obblighi sanitari» verso Chrysler. Significherebbe entrare nel capitale con una quo­ta forse anche un po’ superiore al 20% che, all’inizio, avrà Fiat. Naturalmente, con il placet di Marchionne. «Sono pronto a fa­re tutto il possibile», ha dichiara­to solo l’altro ieri: l’accordo con il sindacato rientra nel quadro. Come non è escluso possa rien­trarci, e non solo se continueran­no le pressioni per una soluzio­ne che coinvolga anche Gm, al­meno qualche «pezzo» dell’altra grande malata Usa. La partita, però, potrebbe spostarsi in Euro­pa. Accantonato il dossier Peuge­ot, il Lingotto starebbe guardan­do a Opel. Potrebbe trovare lì il partner continentale e, insieme, quadrare il cerchio della questio­ne «aiuti anche a General Mo­tors ».

Fonte: corriere.it

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