Fiat-Chery, stop all’intesa in Cina

Scritto da Bobby on mar 20, 2009 | Lascia un commento

Un primo segnale era arrivato già a gennaio scorso quando l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, aveva fatto intuire che le iniziative non essenziali per il futuro della Fiat sarebbero state rinviate. Ieri, però, il presidente di Chery, Yin Tongyao, ha messo nero su bianco quello che già si poteva evincere da alcuni nuovi target del Lingotto: la joint venture per lo sbarco in Cina del gruppo automobilistico slitta di almeno un anno. «Abbiamo rallentato il progetto di joint venture con Fiat – ha detto a margine di una conferenza stampa il numero uno cinese – la produzione dunque non inizierà quest’anno come originariamente previsto, ma non abbiamo accantonato il progetto». Chery ha annunciato di aver deciso di rinviare l’accordo con Torino a causa del cambiamento delle condizioni di mercato. Un contesto che ha spinto lo stesso Marchionne ad assumere posizioni prudenti. Non a caso, qualche settimana fa il manager, in un’intervista a Automotive News, ha sottolineato di aver «completamente rivisto i progetti in cantiere per la prima metà del 2009». E tra questi, ovviamente, anche l’accordo cinese.
Nell’agosto 2007 Fiat ha annunciato la firma di un memorandum d’intesa con Chery per la costituzione di una joint venture finalizzata alla produzione e distribuzione di vetture Alfa Romeo (tra cui la 159) e Fiat e potenzialmente anche Chery. L’obiettivo era far uscire dagli stabilimenti circa 175 mila vetture all’anno, sufficienti per raggiungere il target delle 300 mila auto vendute in Cina nel 2010 fissato dal piano 2007-2010. A gennaio, però, Fiat ha rivisto l’obiettivo. Nell’annunciare che il rientro dell’Alfa Romeo negli Stati Uniti sarebbe slittato al 2011, il Lingotto ha anche abbassato a 50mila il numero delle auto da immatricolare in Cina nel 2010. Una cifra che rende di fatto non necessario l’avvio a stretto giro della joint venture. Ragion per cui è difficile prevedere se il dossier verrà concretamente riaperto già il prossimo anno. Alla luce anche del fatto che solo a febbraio, dopo cinque mesi difficili (a gennaio le immatricolazioni sono scese dell’8%), e solo grazie al piano di sostegno governativo, il mercato dell’auto cinese è tornato a crescere (+24%).
Insomma, Fiat, che in quanto azionista di Chrysler si prenderà carico del 35% del debito che Detroit contrarrà con il governo, sembra volersi concentrare sui mercati storici magari consolidando la propria presenza grazie ad un’altra alleanza di peso dopo quella americana. E Peugeot, per diversi osservatori, continua ad essere uno dei candidati. Ieri, però, Christian Streiff, amministratore delegato di Psa Peugeot Citroen, ha raffreddato gli animi. In un’intervista a Manager-Magazin, in edicola oggi, Streiff ha dichiarato che «un’alleanza tra due costruttori simili sarebbe estremamente difficile» e «improbabile». Il manager ha però aggiunto: «Non voglio escludere alcuna alleanza. Noi stiamo cercando un partner complementare che ci completi sia a livello dei modelli sia a livello geografico». Esattamente, in fondo, come è successo tra Fiat e Chrysler, il cui a.d. Bob Nardelli a proposito del costruttore italiano ieri ha dichiarato: «ha quanto noi non abbiamo ed è quanto noi non siamo». Intanto, il titolo Fiat ha segnato un altro balzo in Borsa: le azioni sono salite del 9,91% a 4,71 euro.

Fonte: ilsole24ore.it

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