Fiat-Chrysler, banche e fondi alzano il prezzo per il «sì»

Scritto da Bobby on apr 22, 2009 | Lascia un commento

L’intesa Fiat-Chrysler rischia di saltare per colpa delle banche. Il comitato che rappresenta poco meno di 50 creditori dell’azienda americana ha inviato ieri al Tesoro una controproposta che – secondo quanto riferisce il «Wall Street Journal» – prevederebbe la rinuncia al 35% dei quasi 7 miliardi di crediti contro l’85% chiesto dall’amministrazione Obama come precondizione per dare il via libera al salvataggio della Chrysler. La controfferta, scrive il quotidiano finanziario, prevederebbe in dettaglio la rinuncia a 2,4 miliardi di crediti su 6,9 in cambio di una quota di minoranza pari al 35-40% di Chrysler. Non solo: le banche chiederebbero anche un impegno di capitale da parte della Fiat – un’ipotesi che il Lingotto ha sempre rifiutato.
I creditori – guidati da JP Morgan Chase – sono convinti di poter recuperare comunque una parte significativa dei loro crediti da una procedura fallimentare: i loro rappresentanti hanno detto a quelli del Tesoro che pensano di ottenere in quel caso 65 centesimi per dollaro. Il comitato che sta negoziando rappresenta oltre i due terzi dei crediti, e potrebbe quindi decidere anche per gli altri creditori in caso di procedura fallimentare, secondo la legge Usa. Le banche maggiori (che oltre a JP Morgan comprendono Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley) sarebbero state inizialmente più morbide – anche perché alcune di loro hanno a loro volta ricevuto fondi dal Governo – ma si sono poi di fatto allineate alle richieste dei creditori minori, più aggressivi.
La strada verso l’intesa Fiat-Chrysler è a questo punto in salita. Lo stesso Wall Street Journal aveva scritto ieri che crescono le possibilità «che Chrysler sia liquidata»: alcuni funzionari dell’amministrazione Obama sarebbero infatti giunti alla conclusione che non avrebbe senso cercare di salvarla a causa della sua «debole linea di prodotti e dalla scarsa penetrazione internazionale». In mancanza di un’intesa con i creditori il Governo non potrebbe far altro che lasciar fallire la Chrysler. Fiat potrebbe a quel punto partecipare all’asta per gli asset – stabilimenti e marchi – e andare a caccia di altre occasioni.
Ieri Sergio Marchionne era ancora in America, impegnato nei negoziati con sindacati e rappresentanti del Governo statunitense. Domattina sarà a Torino per il consiglio d’amministrazione Fiat che approverà i conti del 1° trimestre ma in cui si parlerà, verosimilmente, anche del dossier americano. «Faremo il punto con Marchionne» ha detto ieri il presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. È ottimista? «Sono realista» ha risposto il presidente, che parlando di eventuali piani in caso di esito negativo, ha risposto ai giornalisti che «Noi guardiamo con attenzione tutto».

L’ipotesi Opel e le smentite di Montezemolo
Nonostante le smentite dello stesso Montezemolo, ieri si è tornati a parlare dell’ipotesi che il Lingotto partecipi all’asta per l’ex alleata tedesca Opel. Secondo il quotidiano tedesco «Rheinische Zeitung» il fondo Usa Cerberus, già azionista Chrysler, sarebbe pronto a rilevare fino al 25% di Opel; la Rheinische Zeitung cita fonti governative e afferma che il consulente Roland Berger, membro del cda di Fiat, avrebbe creato il contatto con l’azienda italiana, pronta a scendere in campo “in caso di soluzione europea”.
Ieri in Borsa il titolo Fiat ha perso parte del terreno guadagnato nelle sedute precedenti (-3,3% a 7,28 euro). Ha ripreso terreno, invece, General Motors, che lunedì era riscivolata vicino ai minimi storici (ieri +2%). Continua però a pesare sull’ex colosso Usa il timore che un riassetto debba passare per un tribunale fallimentare, con un Chapter 11 che cancellerebbe di fatto i diritti degli azionisti; ieri in serata l’agenzia Moody’s ha tagliato i rating sia di Gm che di Chrysler riducendo le stime sulle possibilità di recupero di crediti da un fallimento al 30% (dal 50%) per Gm e al 20% (dal 50% per Chrysler). Oggi, mercoledì, alal riapertura di Piazza Affari il titolo Fiat viaggia in area positiva.
In attesa che si decida il destino delle due grandi malate, a Detroit sono in arrivo nuovi fondi: secondo quanto rivela uno studio dell’Ispettore generale incaricato di sorvegliare il Tarp, il fondo di salvataggio costituito dal dipartimento del Tesoro, l’amministrazione Obama concederà a Chrysler 500 milioni di dollari entro la fine del mese e a General Motors fino a 5 miliardi di dollari entro maggio. Questi fondi si aggiungono ai 25 miliardi di dollari destinati in precedenza al settore auto, e che a fine marzo erano stati spesi praticamente per intero (14,3 a Gm, 4 a Chrysler, 5 e 1,5 rispettivamente alle due finanziarie Gmac e Chrysler Financial), ai 5 miliardi di dollari per la componentistica e agli 1,1 miliardi per coprire le garanzie sui veicoli venduti dalle aziende in difficoltà.

Fonte: ilsole24ore.com

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