Fiat-Chrysler: tutti i dettagli dell’accordo

Scritto da Luca on gen 21, 2009 | Lascia un commento


A più di vent’anni dai primi contatti tra Gianni Agnelli e Lee Iacocca – e a qualche mese dalle prime indiscrezioni sul rinnovato interesse – Fiat e Chrysler hanno annunciato ieri il fidanzamento ufficiale: le due aziende hanno firmato una «lettera d’intenti non vincolante per la creazione di un’alleanza strategica globale»; il contratto vero e proprio dovrebbe essere siglato ad aprile, dopo che l’azienda Usa avrà ottenuto dal Tesoro Usa l’approvazione del suo piano di risanamento.

Le linee principali dell’intesa con Chrysler seguono le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi. Fiat fornirà all’azienda americana licenze per utilizzare piattaforme per veicoli a basso consumo, motori, trasmissioni e componenti, che Chrysler potrà adattare alle proprie esigenze e produrre nei propri impianti; Chrysler avrà inoltre accesso alla rete di distribuzione Fiat. L’intesa offre alla casa americana «significative opportunità di contenimento dei costi» (secondo il «Wall Street Journal» sarebbero stimabili in 3-4 miliardi di dollari).



Come corrispettivo Fiat riceverà «una quota iniziale del 35%» di Chrysler (esclusa Chrysler Financial) con un’opzione per acquistare un ulteriore 20% dopo dodici mesi pagando – secondo il «Wall Street Journal» – una somma di 25 milioni di dollari e a condizione di aver migliorato la performance del costruttore americano. Dieci anni fa, la Daimler pagò 36 miliardi di dollari per il 100% dell’azienda Usa. Sempre secondo il quotidiano, alla casa italiana potrebbero andare tre dei sette posti nel consiglio d’amministrazione di Chrysler. Fiat dovrebbe ricevere le azioni dall’attuale azionista di maggioranza, Cerberus; Daimler sta cercando di vendere il suo 19,9 per cento. Oltre al compenso in azioni, Torino potrà utilizzare a sua volta gli impianti Chrysler per assemblare propri modelli destinati al mercato americano e la rete Chrysler per distribuirli. Come ha sottolineato il presidente Luca di Montezemolo, «dal punto di vista di Fiat significa poter vendere tecnologie costate grandi investimenti e accedere a mercati con grande potenziale per noi, riportandovi marchi come l’Alfa Romeo e la Fiat 500».

L’accordo è stato definito «buono» da John Elkann, vicepresidente Fiat, mentre per l’amministratore delegato Sergio Marchionne è «un passo fondamentale nello scenario del settore, che sta vivendo una fase di rapido cambiamento, e conferma l’impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler a ricoprire un ruolo importante in questo processo globale». I tempi, a volte, cambiano in maniera paradossale: vent’anni fa Agnelli e Iacocca, nell’annunciare lo stop alle trattative, avevano citato tra i motivi della decisione proprio le «incertezze dell’economia globale e il rallentamento delle vendite in Usa ed Europa». Ora l’accordo Fiat-Chrysler è finalmente arrivato, dopo una lunga fase di studio e dopo che si era ritirato negli ultimi mesi un concorrente come Nissan. L’azienda nipponica ha stimato meno importanti due tra le cose che Chrysler può offrire: il marchio Jeep (Nissan è già presente nei fuoristrada) e le fabbriche Usa (che i giapponesi hanno già).

L’azienda guidata da Bob Nardelli è la più piccola delle big three di Detroit ed è scivolata al quinto posto del mercato Usa, preceduta anche da Toyota e Honda. È in grave crisi finanziaria e l’anno scorso è quella che ha pagato di più la recessione Usa, con un calo delle vendite del 30% su base annua; senza i 4 miliardi di dollari ricevuti da Washington all’inizio di gennaio avrebbe già dovuto portare i libri in tribunale e molti osservatori dubitano delle sua possibilità di sopravvivenza.

Per Torino l’accordo è per ora a costo zero: Fiat non sosterrà «alcun esborso di cassa verso Chrysler» né ha assunto impegni a finanziare l’azienda americana in futuro. Dovrà però iniziare a spendere se vorrà concretizzare la parte relativa al ritorno negli Usa delle proprie vetture; se è valida la data di rientro negli Usa nel 2011, gli investimenti dovranno iniziare al massimo entro 12 mesi.

Per ora, l’onere di rimettere Chrysler in carreggiata ricadrà sul Governo americano. L’intesa con Fiat è una parte importante del piano di risanamento che dovrà essere presentato al Tesoro entro il prossimo 17 febbraio, ed è «coerente con i termini e le condizioni del finanziamento» già ricevuto. Con il memorandum d’intesa in tasca, i vertici della Chrysler possono ora dimostrare a Washington di disporre di un partner, di piattaforme e motori più economici e adatti all’attuale congiuntura di mercato. Al decollo del piano mancano due elementi: l’intesa con le altre parti in causa – finanziatori, dipendenti, sindacato, concessionari e fornitori – e la seconda tranche di 3 miliardi di fondi statali (anche se non è detto che non siano necessari altri contributi).

Come si spiega la reazione della Borsa? Per le sinergie e i vantaggi ci vuole tempo – almeno due o tre anni –, mentre il mercato guarda ai problemi finanziari di breve periodo e alle previsioni negative sull’andamento dei mercati nel 2009. Su questi ultimi, i vertici della Fiat dovrebbero dare qualche lume domani, in occasione della presentazione dei conti dell’ultimo trimestre 2008.

LA STORIA

La Chrysler fu fondata il 6 giugno 1925 da Walter Percy Chrysler. Già dal 1928, la Casa americana effettuò alcune manovre molto significative, come la fondazione dei sottomarchi Plymouth e De Soto e l’acquisizione della Dodge. Nel 1930 venne anche inaugurata la sua sede di New York situata in un palazzo costruito appositamente, il Chrysler Building. Una delle vetture più note dei primi anni Trenta fu la Chrysler Airflow del 1934, una vettura dal design d’avanguardia per l’epoca e una delle più significative della storia dal punto di vista concettuale.
Il successo commerciale
Dopo il secondo conflitto mondiale, Chrysler realizzò alcuni dei più famosi modelli, tra cui la Chrysler 300 (nella foto) degli anni Cinquanta e anni Sessanta. Nel 1966 acquistò la Rootes e la Simca, entrambe giá proprietarie di marchi come Talbot e Hillman.
La crisi e il rilancio
Negli anni 70 Chrysler entra in crisi, ma riesce a risollevarsi grazie a Lee Iacocca (nella foto): con l’introduzione di nuove strategie di mercato e di nuovi modelli di nicchia (come le prime monovolume) la Chrysler torna a riscuotere grandi consensi.
Gli ultimi anni
Nel 1998, la Chrysler fu acquisita dalla Daimler-Benz per costituire la DaimlerChrysler AG. Nel 2007 il gruppo Chrysler (nella foto l’attuale Ceo Bob Nardelli) è passato sotto il controllo del gruppo finanziario Cerberus Capital Management.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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