Fiat-Chrysler: un’alleanza nel solco dei fuoristrada

Scritto da Bobby on apr 27, 2009 | Lascia un commento

Fiat e Chrysler sono pronte ad allearsi e a formare una galassia di marchi tra le due sponde dell’Atlantico. La casa americana che ha già un matrimonio europeo alle spalle, quello celebrato nel 1988 con Daimler Benz e fallito nel 2007, è dopo Gm la seconda malata – quasi terminale – di Detroit, con una crisi generata da una costante emorragia di vendite dovuta a una gamma composta da modelli di scarso appeal tra le due sponde dell’atlantico e al conseguente dissesto di finanziario, iniziato ben prima dell’attuale crisi economica.
Chrysler Llc controlla, oltre al proprio brand, marchi che hanno fatto la storia dell’auto a stelle e strisce come Dodge, dove spicca la super sportiva Viper, uno dei pochi successo della casa anche in Europa, e soprattutto Jeep. Quest’ultima, icona e sinonimo stesso del concetto di fuoristrada: è un marchio leggenda con modelli di grande e grandissimo successo come Cherokee o Wrangler.
E al gruppo Fiat, praticamente assente nel settore dei Suv e fuoristrada, salvo il compatto Sedici, clone del Suzuki SX4 figlio delle nozze fallite con Gm, la dote Jeep potrebbe fare non poco comodo per completare la propria gamma.
Fiat invece porterebbe in “dono” tecnologie evolute nei motori diesel di piccola cubatura, come i MultiJet, e innovazione recenti come il MultiAir, un sistema di gestione delle valvole che permette di ottimizzare il rendimento dei motori a benzina, anche di piccola cilindrata apportando anche un risparmio industriale non indifferente: l’utilizzo di un solo albero di distribuzione anziché due.
Al di là delle singole tecnologie, il gruppo Fiat può contribuire globalmente alla rinascita tecnica del gigante americano che ha in listino molti modelli datati per stile, cifra tecnica e finiture. E Chrysler ha decisamente bisogno di una ventata di innovazione per svecchiarsi con inediti prodotti e nuove idee. Certo non può andare avanti continuando a proporre auto “datate” come la Pt Cruiser.
Inoltre, a Chrysler, anche nel’offerta europea fanno decisamente comodo i poderosi turbodiesel (soprattutto quelli derivati dal 1.910cc che anche Opel utilizza, persino sula nuova Insignia) visto che per motorizzare la Chrysler Compassa è dovuta ricorrere alla banca degli organi di Volkswagen.
La semi-suv americana monta, infatti, una non recentissima unità tedesca con iniettore pompa, derivata da quella delle vecchie Golf/Passat, per intenderci.
Ma anche la Casa Usa, può dare il suo contributo: alcuni modelli di nicchia come la Chrysler 300 C, berlina e wagon, che anche da noi hanno avuto un riscontro positivo, potrebbero contribuire ad ampliare l’offerta del Lingotto che sul fronte delle vetture grandi e di prestigio è deficitaria (schierava fino a poche settimane solo la poco fortunata Thesis, ora scomparsa dai listini). Inoltre sinergie sono possibili anche sul fronte dei grossi monovolume.
L’alleanza potrebbe anche sancire il ritorno di Alfa Romeo negli Stati Uniti grazie a una rete di dealer in grado di supportare le vendite del biscione. Più difficile è invece ipotizzare la commercializzazione di modelli italiani come la 500, decisamente troppo compatta, mentre la Bravo potrebbe fronteggiare vetture piccole, per gli standard Usa, come la Ford Focus, ma si tratta di tipologie di macchine non troppo gradite agli automobilisti americani che prediligono, anche per una questione di corporatura media, vetture ampie e spaziose.

Fonte: ilsole24ore.com

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