Marchionne conclude con Chrysler con un occhio ai francesi di Peugeot

Scritto da Bobby on giu 03, 2009 | Lascia un commento

Ancor prima del verdetto del governo tedesco sulla vicenda Opel, il Lingotto ha provveduto ad aggiustare il tiro e a concentrare le sue attenzioni su un futuro che, per le prossime settimane e forse mesi, sarà tutto americano. Sergio Marchionne non è neppure rientrato dagli Stati Uniti, scegliendo di restare su piazza ad aspettare la conclusione dell’udienza per il passaggio degli asset della Chrysler alla nuova società di cui Fiat possiede il 20%. C’è ancora chi non esclude un ripensamento della Germania, tanto più che per la firma del passaggio di Opel a Magna saranno necessarie ancora alcune settimane. Ma per il Lingotto è questa un’ipotesi remota.

A Torino insomma hanno archiviato la Opel. Quel problema, fanno sapere, per noi non esiste più. Ma in questo weekend, che chiude una partita europea e sposta la scena Oltreoceano, si comincia a cogliere un cambio di strategia della Fiat: ancora non scritto, ma già in atto nei comportamenti. C’è una nuova rotta che parte dall’America per avere, sia pure in tempi non brevissimi, una ricaduta sull’Europa. Questo non vuol dire che sarà messo in atto quel “Piano B” che per Marchionne e Montezemolo “è una pura semplificazione giornalistica”; ma significa procedere senza perdere di vista l’esigenza industriale che era alla base dell’offerta per Opel. Si tratta soltanto, dicono a Torino, di farlo diversamente.

Come? Intanto mettendo a frutto l’accordo americano per Chrysler. Domani, o comunque entro mercoledì, a New York il giudice Arthur Gonzalez chiuderà l’udienza avviata il 27 maggio per gli asset di Chrysler: le ultime resistenze sono quelle di un gruppo di concessionari e di un Fondo Pensioni dell’Indiana. Non si tratta di ostacoli insormontabili. E comunque la Fiat ha interesse a chiudere, anche per mettersi al lavoro subito sulla nuova Chrysler, quella presieduta da Robert Kidder con Marchionne come amministratore delegato (nel cda siedono anche Luigi Noto, ex presidente di Exxon, e Alfredo Altavilla, braccio destro dell’ad del Lingotto e gran negoziatore sul versante Usa). Per Marchionne è importante che Chrysler imbocchi subito la strada del risanamento, anche perché ulteriori rinvii potrebbero determinare un deterioramento degli asset, rendendo ancor più difficile tutta l’operazione. Sempre in America, è assai probabile che la decisione della Casa Bianca per le sorti future di Gm segua quelle giudiziarie della Chrysler.

Tra le due cose non esiste un collegamento, ma appare evidente che una chiusura rapida e positiva del caso Chrysler è uno spot pubblicitario importante per Barack Obama e può agevolare la decisione per la Gm. Come dire che il ricorso al fallimento pilotato anche per Gm è una strada da seguire.
Fiat è interessata a questa decisione perché da essa dipendono il futuro della Saab e quello di Gm Latino America. I torinesi ancora figurano tra i pretendenti della casa svedese in amministrazione controllata con la garanzia del governo locale; con loro ci sono il costruttore di auto sportive Koeningsegg e al miliardario americano Ira Rennert. Resta però da vedere quale potrebbe essere oggi l’interesse della Fiat per Saab fuori da un accordo comprensivo di Opel. Maggiori le attrattive della provincia sudamericana Gm che, però, a questo punto Detroit non sembra disposta a mollare, perché funziona bene e fa cassa.
Anche per questo il Lingotto ha scelto di concentrarsi su Chrysler, pensando di raggiungere diversamente la massa critica dei 6 milioni di vetture all’anno. Su questo, c’è qualche variante rispetto al passato. Nel senso che tra le due opzioni, quella europea e quella asiatica, Fiat sembra orientata di più sulla prima: l’Europa si presta di più alla ricerca di quelle sinergie di scala che diventerebbero difficili a distanza. Quanto ai nomi, dopo la “rottura” con la Germania, restano i cugini d’Oltralpe, ovvero la Peugeot.

Fonte: repubblica.it

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