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Discussione: Disastro ambientale - Il fiume Lambro come un fiume di gasolio

  1. #1
    Cinquecentista
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    Predefinito Disastro ambientale - Il fiume Lambro come un fiume di gasolio

    MILANO — Dalla prima all’ultima nera, enorme e pesante goccia, in serata spintasi a Lodi e in nottata scivolata fino al Po, per tante ore è corso un fronte di una quarantina di chilometri. Il fiume Lambro ne conta non molti di più: 130. E più d’un ambientalista, davanti agli almeno 10 milioni di litri di olio combustibile e gasolio volutamente —sull’atto doloso i dubbi degli inquirenti sono minimi—buttati in acqua, nella notte tra lunedì e ieri, dalle cisterne di una vecchia raffineria sulle rive monzesi, più d’uno, si diceva, davanti al fronte nero ha chiuso il capitolo: «Il Lambro è morto». Il nome Lambro vuol dire chiaro. Già immondezzaio grazie agli scarichi industriali di (così certificava nel ’96 il Cnr) azoto, fosforo, nichel, piombo, arsenico e cadmio, ecologisti e cittadini avevano provato, con pulizie (una volta fu rinvenuta una cassaforte) e con pazienza a rianimarlo. Insomma, a farlo sembrare un fiume.

    E invece danni per milioni, uno stato di calamità naturale
    che verrà chiesto a breve, il depuratore di Monza danneggiato e fuori uso forse per settimane (gli scarichi fognari saranno dirottati sempre nel Lambro), i primi animali già morti (anatre, qualche cittadino si è dannato per salvarle) e altri animali che moriranno più avanti («Devastato l’intero ecosistema, chi migrerà qui non avrà futuro »), lo stato di crisi attivato in Prefettura, centinaia di vigili del fuoco e uomini della Protezione civile lì sulle rive, la contraerea affidata a enormi spugne assorbenti e polveri gettate in acqua per provare a distruggere, quantomeno rimpicciolire, olio e gasolio che, per far capire, riempirebbero 670 autocisterne parcheggiate una dopo l’altra. Ci sono tutte queste cose ma, a monte, c’è l’inchiesta, c’è il mistero, c’è la ditta.

    La ditta si chiama Lombarda Petroli, ha sede a Villasanta, appunto a ridosso di Monza. In realtà era una raffineria; oggi funge da deposito. C’erano decine di operai, ne son rimasti 17, e di questi, dopo l’estate, sono andati in cassintegrazione 12. Le cisterne aperte sono state tre. La ditta ha fornito, con ritardo, soltanto nel tardo pomeriggio, i numeri della capienza delle cisterne, capienze peraltro da rispettare per legge. I conti però non tornano. I 2.500 metri cubi comunicati dalla Lombarda Petroli sono stati superati, e di molto. L’altra notte, l’unico dipendente presente, il guardiano, ha riferito che fin quando era di turno, le 3.30, non ha visto nessuno. L’accesso alle cisterne sarebbe da collocare non prima delle 4. La scoperta, attorno alle 7.30, quando in azienda sono arrivati gli altri operai. C’è una telecamera, all’ingresso. L’intero perimetro di cinta, che si sviluppa per chilometri, presenta brecce e varchi in più punti. Per far fuoriuscire olio e petrolio, c’è voluta una mano esperta. Bisogna azzeccare combinazioni di valvole e valvoline. «È come un labirinto. Se ti perdi subito, non ti ritrovi più» ha detto uno degli investigatori della polizia provinciale di Monza, che conduce le indagini. A guidarla, Gennaro Caravella, 58 anni. Ma poi, se il movente fosse da ricercare altrove? A chi interessa screditare l’azienda? La Lombarda Petroli, per medesima e datata ammissione dei suoi vertici, procede rapida verso la completa dismissione. Chi arriverà dopo in questa area? Se sì, cosa si costruirà?

    Il presidente della Provincia di Monza Dario Allevi e Dante Pellicano, comandante dei vigili del fuoco, hanno visto il fiume dall’alto, in elicottero (Allevi giurava: «Troveremo i colpevoli e saranno puniti per questo scempio»). È stato un viaggio che non finiva più. Olio e gasolio, una volta immessi nel fiume, si sono ingrossati e ingrassati, si sono allungati. Monza, Milano, Melegnano, San Zenone, e via via. La rabbia di Legambiente: «Era un’azienda a rischio. Gli amministratori lo sapevano. Ma ci si è mossi tardi». «Nessun rischio per le persone » si sono affrettati in molti a dire. Un tecnico ha spiegato: «Di olio e gasolio, la metà finirà per ancorarsi al fondo. Ci vorranno decenni, per toglierli. Ma nessuno può dirci gli effetti dei veleni che si sono depositati e si stratificheranno su prati, strade, quartieri attorno al Lambro ».

    Andrea Galli
    24 febbraio 2010

    Fotogallery http://milano.corriere.it/gallery/mi...02aabe.shtml#1



    Sono senza parole... Ancora una volta l'uomo si dimostra la peggior bestia sulla faccia della terra.

    Hey Campione, chi ha due pollici e non ti ascolta neanche? Bob Kelso.

  2. #2
    Cinquecentista in erba
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  3. #3
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    ....mi ci sono trovata in "mezzo"


    Un disastro!
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  4. #4
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  5. #5
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    ...Ci stiamo auto distruggendo con ottimo successo!

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  6. #6
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    ...eh beh...se nel nostro paese l'ambientalismo gode di poca considerazione perchè chi lo pratica è bollato politicamente,la considerazione è: quando
    qualcuno può impunemente avere accesso ad ambienti pericolosi come il deposito che ha causato il disastro in questione quanti altri siti così ci saranno in Italia che possono causare altrettante catastrofi di questo genere?
    Sarebbe il caso di censirli e metterli in sicurezza...
    Certo che è comodo costruire siti industriali vicino a fiumi e canali per i propri scopi(sversamento di materiali vari)dichiarando che non esistono pericoli per l'ambiente salvo poi fregarsene; basta aprire i giornali locali e mensilmente si troverà traccia di malefatte che attentano all'ambiente.
    Ma a che serve se non c'è una vera coscienza ambientalista e la gente dopo eventi come quello del topic torna nel suo guscio fino alla prossima volta?
    Che la popolazione delle zone coinvolte provi a manifestare la propria ira con manifestazioni eclatanti di sdegno che sarebbe ora e non solo con mera disapprovazione.
    Gli speculatori che danzano sullo scheletro di santa madre terra è ora che capiscano che non possono farla franca!
    Auto di provenienza: Fiat 500 1.2 Lounge (convertita a GPL - venduta) Auto attuale: Fiat 500 X 1.6 E-Torq Pop Star bianco 12/2015 (convertita a GPL Landi)
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  7. #7
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    E' veramente uno scempio...
    e quello che mi fa più tristezza è vedere come dalle nostre parti sia radicata la mentalità che per aver successo te ne puoi fregare di tutto e di tutti... odio questo modo di essere "imprenditori" sulla pelle degli altri.
    E la stessa cosa si verifica in piccolo nei comportamenti di un sacco di persone di tutte le età e indipendentemente dal tipo di lavro...

  8. #8
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    PARMA - L'onda nera di petrolio, che dal fiume Lambro si è riversata nel Po, ha raggiunto oggi i comuni della provincia di Parma. Dalle 6 di questa mattina sono stati interessati dal passaggio del materiale oleoso i comuni di Polesine Parmense, Zibello, Sissa, Colorno e, infine, Mezzani, paese al confine con la provincia di Reggio Emilia. Sul posto i tecnici della protezione Civile, che hanno incontrato i rappresentanti della Provincia e dei Comuni rivieraschi. Per ora nel territorio della provincia di Parma non sono stati predisposti dispositivi per fermare il passaggio dell'onda nera.

    "Abbiamo allertato i Vigili del Fuoco, che nel primo pomeriggio iniziano ad operare nella zona di Torricella di Sissa per arginare il passaggio del materiale oleoso; gli interventi più importanti sono comunque previsti nella zona di Piacenza, dove ci auguriamo possa essere fermata l'ondata più importante prima che arrivi nel nostro territorio". Così l'assessore alla Protezione civile di Parma, Gabriele Ferrari, ha commentato i primi interventi nel territorio parmense per arginare il passaggio dell'onda nera di petrolio arrivata dal Lambro. "In accordo con Prefettura, Aipo, Arni ed il consorzio di Bonifica abbiamo istituito un tavolo di crisi a Polesine Parmense con tutti i sindaci della zona ed il presidente dell'Unione Terre Verdiane - ha proseguito Ferrari - Seguiamo con attenzione il passaggio dell'onda nera che per ora, fortunatamente, non sta ancora interessando le rive ma solo la parte centrale del fiume". Proprio per evitare che la parte più consistente del carburante prosegua il suo passaggio lungo l'asta del Po si starebbe ipotizzando un nuovo sbarramento, dopo quello presente lungo isola Serafini, anche lungo il ponte provvisorio alle porte di Piacenza.

    ENEL, BENE SBARRAMENTO ISOLA SERAFINI
    - Con le prime avvisaglie dell' arrivo della macchia oleosa, registrate ieri sera dopo le 20, il Po continua a trasportare lungo il tratto piacentino di fiume ingenti quantità di liquido creando un fronte lungo tutti i 400 metri dello sbarramento di Isola Serafini, dove si trova la centrale Enel Green Power, per una profondità che va dai cinque ai dieci metri e uno spessore dai 10 ai 15 centimetri. Il fiume sta continuando a trasportare ulteriori chiazze che si vanno addensando, ma al momento - ha reso noto in tarda mattinata Enel Green Power - lo sbarramento sta trattenendo il liquido. Sull'impianto uomini di Enel Green Power continuano a sorvegliare la situazione, coordinati da Giovanni Rocchi, responsabile del Nucleo idroelettrico di Parma di Enel Green Power.

    Enel Green Power ha informato di aver costituito da ieri sera una task force operativa alla centrale idroelettrica di Isola Serafini, dove nella tarda mattinata di oggi lo sbarramento sta trattenendo il liquido insieme a legni oleosi e altri detriti. La task force di Enel Green Power sorveglia la situazione e opera in stretto contatto con le istituzioni e la Protezione civile.

    COLDIRETTI, TASK FORCE DOVE SI FA 40% PIL - Una task force che mette in rete le imprese agricole presenti in modo capillare lungo il fiume Po con l'obiettivo di tenere sotto controllo lo stato dell'inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio alle autorità competenti. E' questo l'obiettivo dell'iniziativa della Coldiretti per fronteggiare l'emergenza nei fiumi Lambro e Po. In quest'area - precisa la Coldiretti - si forma il 40 per cento del prodotto interno lordo, il 37 per cento dell'industria nazionale, che sostiene il 46 per cento dei posti di lavoro e il 35 per cento della produzione agricola. L'emergenza, sottolinea l'organizzazione, "mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, dove si coltiva ed alleva un terzo del Made in Italy alimentare".

    Nel bacino del fiume Po vive una popolazione di circa 16 milioni di abitanti. Si tratta del bacino idrografico più grande d'Italia con una superficie che si estende per oltre 71.000 chilometri quadrati, un quarto dell'intero territorio nazionale, interessando 3.200 comuni, sei regioni: Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, e la Provincia Autonoma di Trento. Sono pari a 20,5 miliardi di m /anno i prelievi idrici totali di cui per usi potabili 2,5 miliardi di m /anno, per usi industriali 1,5 miliardi di m /anno (escluso il settore di produzione di energia elettrica) e - continua la Coldiretti - per usi irrigui 16,5 miliardi di m /anno."Solo la fase stagionale e l'andamento meteorologico favorevole hanno evitato - conclude la Coldiretti - il rischio dell'inquinamento della catena alimentare. Fortunatamente, pertanto non ci sono rischi per gli alimenti in tavola e danni alle coltivazioni perché con il periodo invernale sono ridotte al minimo le produzioni presenti nei campi".

    Fonte: Libero.it

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  9. #9
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    Molto interessante:

    Da Il Giornale:

    Lambro, è caccia aperta agli ecoterroristi


    È caccia aperta agli ecoterroristi che hanno gettato 5mila tonnellate di olii combustibili nel Lambro. La Procura di Monza ha aperto un’inchiesta contro ignoti per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Da chiarire il giallo dell’azienda responsabile del danno che, sulla carta, risultava già chiusa da un pezzo.
    «Siamo di fronte a un atto criminale contro cui dobbiamo ribellarci» denuncia il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che chiede lo stato di emergenza. Sa benissimo che questo significa chiedere soldi e «quest’anno di emergenze in Italia ne sono capitate tante». Ma tant’è. Dopo aver visto le acque nere, Formigoni insorge: «C’è stato qualche criminale che è intervenuto in maniera dolosa e vigliacca, mettendo a repentaglio un patrimonio di tutti. Mi auguro che la giustizia sia particolarmente rigorosa contro i responsabili di un tale disastro». Mentre i tecnici sono al lavoro per arginare i danni, il mondo della politica si confronta sulla linea da seguire. Ieri mattina in prefettura è slittato il tavolo sicurezza su viale Padova e ci si è riuniti per affrontare l’emergenza Lambro. «È stato preso atto - si legge in una nota della prefettura - che l’evento è stato quasi certamente causato da un atto doloso e, come tale, imprevedibile. Nel corso della scorsa notte, in coordinamento con le prefetture di Lodi e Piacenza, le squadre specializzate hanno provveduto al pompaggio degli idrocarburi e al posizionamento di barriere e materiali oleoassorbenti».
    Il comitato provinciale della Protezione civile, presieduto dal prefetto Gian Valerio Lombardi, assicura che al momento non c’è nessun pericolo per la sanità pubblica. Starà alla Regione Lombardia provvedere ad aggiornamenti e comunicazioni sull’evolversi della situazione.
    Il sindaco Letizia Moratti, pur non avendo competenze sulle emergenze che riguardano il Lambro, ha comunque messo a disposizione delle squadre di intervento una ventina di uomini della Protezione civile di Milano ed ha emesso un’ordinanza che vieta l’uso delle acque del fiume. Il presidente della Provincia Guido Podestà, che ha effettuato un sopralluogo lungo il Lambro, mette in guardia chi ha tentato di fare il furbo: «Se qualcuno pensa che così facendo possa avere qualche agevolazione urbanistica ha sbagliato di grosso». E pensa anche a un vincolo perenne «per non premiare un’azione così demenziale».
    In base alle ultime stime, il danno ambientale potrebbe essere ancora più grande di quanto preventivato in un primo momento: si è perfino rischiato di bloccare per tre settimane il depuratore di Monza, che ha trattenuto circa il 70 per cento di petrolio e gasolio. In tal caso gli scarichi delle fognature di quasi 800mila persone sarebbero stati immessi direttamente nel fiume. La Regione sta studiando un piano di recupero del Lambro.

    Hey Campione, chi ha due pollici e non ti ascolta neanche? Bob Kelso.

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