Cosa rende le Tedesche "Tedesche"? Cosa le differenzia dalle Italiane? Le finiture interne? Nah. La tecnologia? In parte, ma non è tutto lì. L'head up display? Non scherziamo. Quello che le differenzia davvero da tutte le altre case automobilistiche del mondo è riassunto nella parola "continuità". Minchia, fanno le stesse auto da 40 anni. Negli anni '70 non c'era una BMW che stesse in strada. L'Alfa le dava da mangiare polvere dalla mattina alla sera. Però loro non hanno mai mollato, e generazione dopo generazione sono riusciti a creare dei prodotti capaci di dare sicurezza ai loro clienti. Senza grandi stravolgimenti, nel solco della tradizione e del know-how di volta in volta acquisito.
E in Italia? Tutto il contrario: Alfa sviluppa l'Alfetta, un portento di tecnologia ai suoi tempi. Poi? Anziché sviluppare il prodotto migliorandolo nel corso degli anni, passano al "tutto avanti". Vabbè, alla fin fine, dopo la 155 (prodotto di transizione, per così dire), ti producono la 156, un capolavoro di ingegneria ed un successo commerciale senza se e senza ma. E poi? Poi fanno uscire la 159, auto bellissima, ma troppo pesante e con motori benzina indegni. Vabbè, voi, dite, con la generazione successiva la miglioreranno. E invece no. Dopo quasi trent'anni tornano alla trazione posteriore. Che, capiamoci, è assolutamente la benvenuta! Però, che senso ha avuto spendere tutti quei miliardi di miliardi per sviluppare un pianale Giorgio che fa vendere dieci unità al mese? Non ammortizzeranno mai quei costi. Mai. E vi dico già adesso come andrà a finire: butteranno via tutto e passeranno ad un pianale PSA. Di nuovo "tutto avanti". Insomma, tutta la produzione italiana (eccezion fatta per Ferrari, che infatti è l'unico marchio del Bel Paese gestito come si deve) è caratterizzata da una mentalità a singhiozzo. In tutto questo, un cliente può davvero avere qualche rassicurazione? Ovviamente no.
Tutto questo cappello introduttivo per dire che, secondo me, Abarth morirà (di nuovo) per almeno uno o due decenni, poi forse la faranno risorgere per altri dieci anni, e così via.


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