
Originariamente inviata da
Il Fusi
Quando arrivò Marchionne negli anni che furono, un alto ex dirigente Fiat ebbe a dire: "ah si, questo magari la risanerà economicamente la Fiat, ma bisogna vedere a prezzo di cosa".
A chi ha seguito Alfa Romeo è parso evidente oltre 10 anni fa, a prezzo di cosa. Dove si sarebbe andati a parare, e difatti ci si è andati proprio a parare.
Gli altri erano evidentemente impegnati a glorificare il "conducente della diligenza" di turno.
Se prendete due fatti base vi apparirà tutto molto più chiaro e conseguenziale.
Il primo, che l'azienda non ha una lira per investire in alcunche: Giulia è solo berlina, ed è arrivato Stelvio come "tutto il resto che Giulia berlina non copre", perchè due auto si riuscivano a fare. E basta.
Il secondo, che l'azienda è in vendita oramai da anni, ma pure l'ultima offerta cinese è stata ritenuta bassa (mentre non la era), e forse qualcuno crede di poter spuntare cifre maggiori offrendo sul mercato qualcosa coi "conti a posto".
Il fatto di dover puntare a prodotti premium, che puoi costruire in Italia, era chiara a tutte le persone con un minimo di competenza dell'argomento e "di buona volontà" oltre 10 anni fa. L'azienda ha preferito andare in altra direzione, facendo uno dei suoi soliti, sempiterni, miopi errori di cui la storia aziendale è piena zeppa.
L'amministratore delegato è notoriamente persona che non si intende di prodotto, e per anni ha avuto yes men a guida dei brand che se anche si intendevano di prodotto, se ne intendevano proprio male. Perchè uno che vuol ficcare dentro un'Alfa Romeo il twinair a metano vorrei sapere come altro si può definire, sicuramente NON uno che sa che prodotti fare. Daltronde, pur essendo membro di influente famiglia tedesca che fa automobili, se ce lo si ritrova in Fiat eh beh....
Ci son arrivati pure gli Elkann a non sopportare più l'uomo col maglioncino, ci saranno dei motivi. Adesso vediamo l'ennesimo piano industriale farlocco, dopo averne visti "n" altri. Il baricentro si sposta ancora di più nel mercato "resto del mondo e meno Europa", la qual cosa a me pare un salto nel buio e non da poco. Certo è che se ti contenti di fare il piccolo costruttore che si dedica solamente a quel poco che riesce a drenare il tuo mercato, da te distrutto a suon di non proporre roba o proporre roba sbagliata, beh, auguri se riesci. Ed auguri anche se riesci a farti comperare dopo la cura dimagrante (pure di persone, perchè pure questo c'è - non scritto - nel piano) da qualche investitore. Qualche altro costruttore dubito, stante che di know how non ne porti da secoli. E non sei (più?) un competitor che convenga assorbire.
Che il mondo ami, e premi, i vincenti mi pare chiaro. La politica illustrata in questo piano sembra tutta diversa. La storia dell'elettrificazione significa comperare tutto fuori, ergo know how proprio zero (nei centri ricerche fiat di ibrido o di elettrico san manco di cosa si parli).
Quindi non fatevi domande su "è giusto non è giusto". Non è giusto, no, non è logico lasciare fasce di mercato libere. E' pure poco intelligente parlare di prodotto come ne parla l'amministratore delegato: lo fece con 159, castrandola quando ancora era sul mercato, lo fa oggi con l'unico prodotto che poteva e doveva far tornare l'interesse su un segmento "molto fiat", che è la tipo. Di cui, peraltro, ha riempito oltre ogni dire lo scorso anno le concessionarie, con assegnazioni d'ufficio che ancora adesso van smaltite.
Notiamo come costruttori che sono decisamente più grandi di Fiat i segmenti li coprano, eccome, e vendono su più mercati di dove venda fiat.
Semplicemente, sono costruttori e fanno i costruttori, con piani pluriennali, e senza aver "il mese successivo" come vision prospettiva massima. PSA lo fa, Ford lo fa, VAG lo fa. I segmenti C li fa BMW, li fa Daimler-Benz. Che li faccia peggio di prima può pur essere vero, ma li fa.
Questa Fiat di Marchionne non sa cosa vuol fare. O meglio, in certo qual modo ogni "brand" copre un certo segmento, come se il marchio vero fosse FCA e il resto fossero i vari modelli di segmento. Il segmento A popolare la Panda, quello più pregiato la 500. Poi a salire, ci sarà qualcosa che copre il segmento di un solo marchio, e via via andare. A livello C sarà l'Alfa Romeo, a livello D idem, a livello E la Maserati e magari anche con marchio Alfa il SUV, hai visto mai che le vendi al posto di quel marchio ipervalutato (e commercialmente molle) che è il tridente.
Vista così, ha una sua logica.
Ma è una sorta di avvitarsi su se stessi, anche perchè - siamo onesti - la mentalità da premium vero, che a parole diventa il loro mantra, FCA non l'ha. Non l'ha altrimenti avrebbe ristilizzato già Giulia con quelle modifiche di dettaglio necessarie già 3 anni fa.
Non ha la costanza del miglioramento, spiccolo e grande, continuo che deve avere un costruttore premium.
Un costruttore premium se vuoi la Giulia con interno cuoio e la plancia monocolore nera, che tu produci, te la fa. Non ti risponde "è impossibile", perchè mentalmente pensare ad una variante in stabilimento pare chiedere la luna.
Un costruttore premium ti fornisce il pacchetto sportivo che già fornisci in Svizzera e in Francia su Giulia super, e che son mesi si aspetta in Italia dove non c'è.
Un costruttore premium, già che ti ha trasformato Abarth da "brand con una certa autonomia" con l'immagine che ne è venuta ad un logo da ficcare sulle Fiat più sportive, magari gestisce meglio anche il suo prodotto con quel marchio a maggior diffusione, potendoci infilare tutti i miglioramenti del corrispondente modello capofila (es. il cruise control della 500).