Dopo due anni la 500 si scopre
«La nuova 500 della Fiat, prodotta a Tychy in Polonia, sarà un flop, forse il più grande flop della storia del settore automobilistico. E sarà ancora più triste per una città, Torino, che vede il mondo in funzione di un serbatoio di benzina, che fa sgommare le Ferrari durante l'inaugurazione dei giochi invernali, che riempie di auto galleggianti un moribondo e attonito fiume Po». Tra i tanti applausi che fecero il giro del mondo, quel 4 luglio di due anni fa, non mancarono le inevitabili contestazioni “estremiste” quanto velenose, che spesso accompagnano i grandi eventi. E che a volte, come per la 500, sono destinate ad essere clamorosamente smentite dai fatti.
Certo, fu una sensazione forte quella notte d’estate illuminata a giorno da fantasmagorici giochi pirotecnici, la lunga diretta televisiva e il boato mediatico che seguì nei giorni successivi. Apparve anche a noi un po’ ridondante, insomma un’esagerazione, pur in rapporto al lancio di una piccola auto da “ricorso storico”, più urlata che annunciata da far impallidire perfino il lancio della Uno a Cape Canaveral nell’83. «Non c’è poi da sbracciarsi tanto – commentavano sottovoce gli osservatori “fuori dal coro” – in fondo è una Panda con un vestito diverso». E, in effetti, la nuova 500 di 50 anni dopo appariva ammiccante come una Lolita, destinata a riproporre entusiasmi d’altri tempi quando, però, la piccola super utilitaria italiana era l’unica cosa che, a colpi di cambiali, il popolo poteva permettersi. Ora, la nuova costosa 500 appariva quasi come una provocazione seguendo invece le orme del fenomeno Mini, altra vettura ex povera diventata un’icona del superfluo.
E anche un business non da poco fra le mani della Bmw. Ma era stato proprio questo l’obiettivo, tutt’altro che segreto, di un talentuoso uomo di marketing come Luca de Meo che proprio sulla 500 e sul suo successivo successo, ha trovato uno slancio di carriera che lo ha portato direttamente a Wolfsburg, il quartier generale della Volkswagen. Fu lui, non a caso, ad affidare a Internet il compito di innescare i meccanismi di un fenomeno di costume, addirittura prima del lancio. All’interno del sito della Fiat 500 un configuratore on line permise di raccogliere le indicazioni di oltre 1,5 milioni di allestimenti realizzati dai possibili acquirenti. Così la Fiat escluse alcuni colori di carrozzeria, sgraditi ai navigatori, e alzò il prezzo finale, perché la 500 si era identificata come un prodotto premium. Altro che «stufa a petrolio» come aveva scritto il “fronte del no”.
Di fatto la nuova 500 della Fiat ha confermato in questi due anni ciò che per altre vie si è sempre saputo: l’automobile, piccola o grande che sia, vive sempre più come emozione che solo dopo è “anche” un mezzo di trasporto. E, se fosse necessario, si potrebbe allegare un lungo elenco di ottime vetture (nella stessa famiglia Fiat) che non ottengono i giusti riscontri perché non smuovono la fantasia del pubblico. In questo senso la nuova 500 C cabrio, pronta ad esibirsi in pubblico e a risvegliare nuovi desideri da sabato prossimo, non è soltanto la versione scoperta di un’auto di successo, ma piuttosto la cabrio di se stessa, nata soprattutto per alimentare ulteriormente la fortuna di quello che la casa torinese ha considerato fin dall’inizio un marchio a se stante realizzato in nome del marketing. I primi 5.000 ordini sono già arrivati a coprire l’anno in corso, poi non saranno più di 35.000 le vetture disponibili in Europa (la fabbrica polacca di Tychy è praticamente satura con 600mila auto l’anno fra Panda, 500, Ford Ka e 600) cui nel 2011 si aggiungeranno le piccole americane. Sarà di nuovo un evento? Vedremo. Ma una cosa è già certa: la 500, per la prima volta in 110 anni di storia Fiat, è il modello venduto più all’estero, per il 54%, che nella stessa Italia.
Claudio Nobis
Un sucesso di prodotto ma anche di marketing
Era la sera del 4 luglio 2007. A 50 anni esatti dal debutto della prima 500 stava arrivando l’edizione degli anni 2000. Quattro maxischermi per oltre 13mila persone presenti al Valentino, sulle rive del Po, a Torino. Una vera Notte Bianca, per la “regia” di Luca de Meo, che ha coinvolto l’intera città, costata (si dice) 12 milioni di euro: un record, per un evento molto speciale. Davanti a 7mila ospiti “vip” e 1.200 giornalisti, Sergio Marchionne esibisce le 25mila richieste già arrivate “al buio”, e la borsa italiana festeggia con un balzo del titolo Fiat da 18 a 25 euro. Alla data del 26 luglio, gli ordini di acquisto sono a quota 57.000 che coprono l’intera produzione 2007.
L’autunno prosegue con una campagna di comunicazione mirata che abbina Fiat 500 ad una miriade di appuntamenti mondani ed eventi culturali e i primi 6 mesi si concludono con la conquista del titolo di auto dell’anno 2008. Il 28 gennaio seguente a Berlino, alla consegna del premio, Marchionne definisce la vettura un «manifesto viaggiante di ciò che noi vogliamo realizzare».
Puntualmente, l’8 luglio 2008, a un anno dalla festa sul fiume, Torino ospita ancora un lancio 500, ma stavolta nella versione Abarth, con una doppia mossa che spinge la gamma ancora più in alto e contemporaneamente sostiene la rinascita del marchio dello Scorpione, con un modello evocativo annunciato dallo stesso de Meo.
Il 2008 si chiude con 93.000 esemplari venduti a 17 mesi dal lancio. Ormai, anche all’estero la 500 è l’auto italiana più riconoscibile. Quattro mesi dopo, nell’aprile scorso, il vice presidente di Chrysler, Jim Press, ne usa una per un ingresso a effetto fra gli stand del Salone di New York come simbolico auspicio per un’alleanza ancora tutta da definire. Ed eccoci di nuovo in vista del 4 luglio, secondo anniversario, scelto per l’arrivo nelle concessionarie italiane della 500C «la cabrio 4 posti più ecologica del mercato, capace di contenere le emissioni di CO2 in soli 110 g/km», sottolinea l’ad di Fiat Automobiles Lorenzo Sistino.
C’è ancora tempo per arricchire di contenuti verdi il brand 500, che intanto corre pochi rischi di svalutazione. «Prevediamo di venderne 35mila l’anno», dice Sistino, ma non sono aggiuntive. La capacità produttiva dello stabilimento polacco di Tychy resta ferma, per la gamma 500, a 180.000 esemplari. Potrebbe ancora crescere? Forse. Ma Sistino è un uomo prudente: «Dipenderà dal mercato».
Gianluigi Giannetti
La più grande scommessa vinta da Marchionne
La rinascita della 500 è forse la più grande scommessa industriale vinta da Sergio Marchionne. Un successo che è andato oltre le più rosee previsioni, sostenuto dalle doti intrinseche del modello e ancor più da una campagna di marketing degna della migliore concorrenza. E ora, dopo la berlina e la versione Abarth, il terzo rilancio della formula vincente: esclusività e accessibilità, distinzione senza eccessi, sicurezza e abitabilità. Ecco la 500C, versione “aperta” del nuovo “Cinquino”, contraddistinto dalla terza lettera dell’alfabeto per dire che è una cabriolet, ma fuori dagli schemi tradizionali e pure da quelli più recenti.
La peculiarità della 500C è il tetto in tela a tutta lunghezza che integra uno spoiler in plastica dello stesso colore e il lunotto in vetro, e scorre all’indietro a comando elettrico tramite i pulsanti di apertura e chiusura oppure con telecomando. A qualsiasi velocità, premendo il tasto per più di mezzo secondo la capote slitta fino alla posizione “spoiler”, a metà tetto lasciando il lunotto in posizione. Entro i 60 km/h, poi, si può completare il ripiegamento sul bordo del bagagliaio. Due anche le fasi di chiusura e, per sicurezza, il tetto si ferma 25 cm prima dell’estensione totale.
Oltre a rendere omaggio all’originale del ’57, la soluzione consente di ampliare le possibilità di utilizzo della 500, aprendo un’ampia finestra sopra le teste del guidatore e dei passeggeri senza rinunciare alle prerogative della vettura chiusa. Robustezza e abitabilità sono le stesse e quasi immutata (182 litri, solo 3 in meno) è pure la capienza del bagagliaio che si apre dal basso verso l’alto come sulle normali berline anche a vettura aperta. La proverbiale pulizia formale della 500 è stata preservata sulla C con l’estensione verso l’alto del parabrezza a scapito della traversa posteriore, che garantisce continuità con la capote, e con l’adozione in coda di una modanatura cromata per sottolineare la separazione fra la parte superiore in tela e il corpo vettura in metallo. Per il resto, la versione aperta ripropone meccanica e interni della 500, eccezion fatta per i sedili ridisegnati e nuovi tessuti di rivestimento.
In tal modo si è mantenuto lo stesso Cx della berlina (0,33) evitando eccessivi aggravi di peso. Inalterate anche le prestazioni: i tre motori Euro 5 (benzina 1.2 e 1.4 e diesel 1.3 Multijet, con potenze da 69 a 100 CV, cambio meccanico o, a richiesta per i primi due, robotizzato Dualogic) hanno un piglio turistico, che si traduce in consumi contenuti e basse emissioni di Co2. Messi alla frusta e mantenuti nel giusto range di utilizzo mostrano anche una discreta prontezza.
La 500C viene proposta con una ricca dotazione di base (7 airbag, Esp, climatizzatore automatico) due allestimenti (Lounge e Rock) e 3 colori della capote (avorio, rosso e nero) abbinabili a 11 tinte di carrozzeria. I prezzi: dai 16.600 euro per la versioni a benzina e da 18.450 per la Diesel. Non poco. Ma lo sfizio di viaggiare sulla 500C è tanto.
Enrico Artifoni
libero-news.it




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